L’Osservatorio Industria 4.0 della School of Management del Politecnico di Milano fotografava nel giugno scorso la “sensibilità” del mercato dopo il lockdown Covid. Fra i dati più significativi: il 60% del mercato viene dedicato a Industrial IoT, 16% Industrial Analytics, 9% Cloud Manufacturing. In media si contano 4,5 applicazioni 4.0 nelle industrie italiane, sempre in base alle dichiarazioni delle aziende intervistate; nel 2020 per l’incertezza il 26,5% delle imprese posporrà almeno metà degli investimenti. Il 31% sta riconvertendo la produzione. Un terzo rivorrebbe Super e Iper ammortamento. Ricordiamo che il mercato dell’Industria 4.0 in Italia nel 2019 ha raggiunto un valore di 3,9 miliardi di euro, in crescita del 22% rispetto all’anno precedente e triplicato in 5 anni, in gran parte (60%) dedicato a progetti di connettività e acquisizione dati (Industrial IoT) e poi suddiviso tra Analytics (16%), Cloud Manufacturing (9%), Advanced Automation (5%), Additive Manufacturing (2%) e tecnologie di interfaccia uomo-macchina avanzate (1%). A cui si aggiungono le attività di consulenza e formazione per progetti Industria 4.0: circa 255 milioni di euro, +17% rispetto al 2018. A causa della pandemia Covid-19, per il 2020 al momento si stima una riduzione di fatturato per i progetti 4.0 tra il 10 e il 25%, anche se per alcune realtà una ripresa regolare potrebbe far chiudere l’anno in linea con il budget. E nel medio-lungo termine, il sentiment verso l’industria 4.0 rimane positivo, rafforzato dalla considerazione che l’emergenza abbia accelerato la trasformazione digitale.

UN PANORAMA CONTRADDITORIO: LE PREVISIONI 2020 INDICANO FINO AD UN PICCO DEL -25% NELLO SVILUPPO DI INDUSTRIA 4.0 RISPETTO AL 2019, MA L’EMERGENZA STA DANDO IMPULSO ALL’ACCELERAZIONE DEL DIGITALE

“L’indagine dell’Osservatorio – ricorda e sottolinea il Professor Taisch – indicava la sensibilità delle imprese prima di agosto, quando in Italia e in Europa il virus presentava una decisa attenuazione della sua diffusione. Oggi conosciamo come si è andata trasformando la situazione. Il termine dominante ora è l’incertezza. Una condizione sicuramente complessa, ma che va considerata con lucidità, senza lasciarsi trasportare dal disfattismo. L’industria manifatturiera è e resta la spina dorsale del riconsolidamento di quanto è stato messo in crisi dall’epidemia nei mesi scorsi. Come ho avuto modo di ricordare più volte in queste settimane, intervenendo in sedi istituzionali e sulla stampa, all’industria italiana spetta il compito di essere il motore della ripartenza, in un contesto in cui la trasformazione digitale diventa ancora più rilevante, non solo per garantire i processi operativi, ma anche per dare nuova efficacia alle decisioni, accelerare la riconversione dei prodotti, monitorare e gestire i rischi. Le imprese che avevano investito in precedenza ne hanno tratto grande beneficio, ma questa è una occasione per tutte per compiere un passo avanti nel digitale. I segnali c’erano già prima dell’estate ed ora sono ancora più evidenti: le imprese sono sempre più invogliate ad affiancare ai loro investimenti digitali programmi di sviluppo collegati. Nel report seguito all’indagine dell’Osservatorio, abbiamo sottolineato come l’emergenza segnerà profondamente le imprese italiane, ma gli investimenti in digitale sono stati lo strumento per reagire all’emergenza. Secondo la grande maggioranza delle industrie questa esperienza alla fine si rivelerà un acceleratore verso l’evoluzione 4.0.
Un elemento particolarmente importante di questo passaggio, certamente delicato, ma che va visto come opportunità, è la crescita della consapevolezza nelle imprese che industria 4.0 richiede prima di tutto strategie dedicate. Programmi mirati. L’enorme spinta, l’entusiasmo degli anni scorsi ha ceduto inevitabilmente il posto ad una maggiore attenzione su come e dove investire. Sono tante le imprese che stanno accorgendosi di come gli investimenti si fanno meglio se si possiede una visione globale dei propri obiettivi ed anche dei propri limiti.
Come abbiamo indicato nella relazione dell’Osservatorio, nei prossimi mesi le tecnologie IoT permetteranno di migliorare il distanziamento sociale nei luoghi di lavoro, localizzando e tracciando i percorsi, oppure utilizzando veicoli a guida autonoma nella logistica interna. Modelli e simulazioni attraverso dati in real time permetteranno di realizzare analisi per rispondere all’incertezza. Piattaforme di teleconferenza consentiranno la gestione da remoto di riunioni, trattative commerciali, revisioni e collaudi. Piattaforme di design collaborativo, simulazioni di processo si diffonderanno nello sviluppo prodotto. Soluzioni di Advanced Human Machine Interface, di virtual commissioning e di teleconferenza permetteranno l’esecuzione da remoto di attività operative come interventi manutentivi, installazioni e collaudi al cliente. In generale, le tecnologie digitali permetteranno di potenziare le capacità di monitoraggio, controllo e presa di decisioni nei sistemi produttivi e logistici, i principi del Cyber Physical System (CPS), paradigma secondo cui le tradizionali macchine si evolvono per comunicare, raccogliere, elaborare dati e agire da “ponte” tra realtà fisica e virtuale.
Il digitale ai tempi del Covid-19 ha portato inoltre molte aziende e istituzioni all’adozione di pratiche di Smart Working. Nell’emergenza sanitaria le tecnologie digitali sono diventate strumenti per reagire alla crisi. Ci aiuteranno a comprendere le direzioni dell’Industria 4.0 nella nuova normalità. Lo stiamo verificando anche tramite l’impegno di Miraitek, in tutti e tre i canali operativi del servizio: valutazione della maturità digitale dei processi aziendali, definizione ed integrazione di strumenti per la digitalizzazione d’impresa, analisi dei dati e implementazione di modelli innovativi per l’ottimizzazione dei processi.